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19/07/2021

Ripresa europea: senza l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, non si va avanti

treno su rotaia di legno

Ripresa europea: senza l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, non si va avanti

La ripresa europea non avverrà senza l’implementazione dell’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile: questo è quello che dicono i leader regionali europei. Gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite possono portare il piano d’azione di Next Generation EU ad una visione olistica più coerente con le sfide e le necessità globali. Se da un lato la pandemia da Covid-19 ha evidenziato l’importanza degli obiettivi di sostenibilità, dall’altro i rappresentanti del Comitato delle Regioni hanno sollevato una questione allarmante: nella maggior parte dei piani di ripresa e resilienza presentati dagli Stati membri mancano riferimenti chiari e trasparenti agli obiettivi per la sostenibilità, nonostante tali obiettivi green dovessero addirittura fungere da base ai piani stessi. La necessità di integrazione tra Agenda 2030 delle Nazioni Unite e Next Generation EU si trova nella prevenzione di future crisi sanitarie e/o ambientali e nella costruzione di un’Europa resiliente. La mancata aderenza ad un piano globale comune è tuttavia rischioso e preoccupante: l’Agenda 2030 non solo è la grande assente nei piani di ripresa nazionali, ma non è nemmeno più tema di discussione di governance interna europea. Si tratta di una contraddizione allarmante, considerato l’impegno crescente da parte di leader locali e regionali nell’implementazione degli obiettivi dell’Agenda 2030 nei loro circuiti d’azione. Infatti, secondo un sondaggio congiunto CoR/OCSE, somministrato alle autorità locali e regionali tra maggio e giugno 2021, il 40% degli intervistati aveva già associato gli obiettivi delle Nazioni Unite alle proprie politiche in epoca pre Covid-19, mentre il 44% intende farlo contestualmente alla ripresa. Ciò risulta fondamentale, soprattutto se si prende in considerazione il fatto che l’OCSE abbia definito irraggiungibile il 65% degli obiettivi dell’Agenda 2030 senza il coinvolgimento degli enti locali e regionali. È indubbio che città e regioni siano pronte a condurre la rivoluzione verde in Europa. Attraverso la strategia sulla mobilità, la Commissione europea si prefigge di rivoluzionare il settore dei trasporti favorendone la trasformazione verde e digitale. La strategia sulla mobilità fa parte delle iniziative principali del Green deal europeo ed è stata corredata di una serie di azioni complementari da attuare nei prossimi quattro anni. Tali trasformazioni, tuttavia, sono possibili solo a fronte di un cambiamento delle abitudini e dei comportamenti dei consumatori, i cui bisogni e necessità sono comunque meglio percepibili dalle autorità del territorio. Tale cambiamento deve essere accompagnato, di conseguenza, da un piano sociale e di inclusione che ne tenga conto. Questo vale soprattutto per il settore trasporti, per il quale le autorità regionali e locali sono i principali fautori delle politiche di mobilità nei territori di loro competenza, fornendo tali servizi ai cittadini. Ciò diviene ancora più fondamentale per la realizzazione di imprese infrastrutturali. Non è pensabile, infatti, che i governi si muovano da soli. Di conseguenza, ciò che deve fare l’UE è creare degli standard di armonizzazione e promuovere la cooperazione tra i diversi livelli governativi, a patto che essi corrispondano alle necessità e alle sfide di città e realtà più piccole. Questo vale soprattutto per le aree rurali, in particolare quelle sprovviste di una rete infrastrutturale sviluppata, per le quali non vengono considerate iniziative ad hoc.

Come avvicinare una mobilità intelligente e sostenibile alle realtà locali?

Secondo i rappresentanti del CoR, la Commissione europea dovrebbe rinnovare la piattaforma multi-stakeholder relativa agli obiettivi dell’Agenda 2030, il cui mandato è scaduto nel dicembre 2019, oppure fornire un nuovo strumento di dialogo strutturato per accogliere le conoscenze e le competenze di tutti i portatori di interesse, sia del settore pubblico che privato. Ciò aiuterebbe a rafforzare il collegamento in tutti quei settori in cui esso è ancora labile, inclusa la mobilità a livello locale. In tal modo si permetterebbe agli enti o alle società interessate di sottolineare eventuali criticità da tener presente in occasione di elaborazione delle policy.

La discussione sollevata dal Comitato delle Regioni non rappresenta sicuramente una novità. Già nel 2019 fu adottata una prima opinione concernente gli obietti di sviluppo sostenibile e il ruolo di città e regioni, la quale era stata accolta dal Consiglio. Quest’ultimo invitava la Commissione europea e gli Stati membri a supportare le realtà più piccole nell’implementazione degli obiettivi sopracitati e nell’integrazione dell’Agenda 2030.

L’assenza di integrazione tra PNRR/Next Generation EU e obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, soprattutto per quel che riguarda le politiche locali/regionali, è solamente sintomo di un progressivo discostamento delle Istituzioni europee dagli obiettivi stessi. Questa criticità è rilevabile anche grazie all’edizione 2021 del report statistico “Sustainable development in the European Union. Monitoring report on progress towards the SDGs in an EU Context” di Eurostat, che evidenzia un allontanamento dai target delle Nazioni Unite relativamente agli obiettivi 7 e 15, ovvero “energia pulita e accessibile” e “vita sulla terra”.

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