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15/07/2021

European Citizens' Initiative: uno strumento efficace?

cellulare in mano

La Conferenza sul Futuro dell’Europa ha riacceso il dibattito sui processi partecipativi e decisionali nell’Unione europea. Tali processi ad approccio “bottom-up” sono proprio quelli che dovrebbero distinguere l’UE da altre Istituzioni. La CoFE, tuttavia, non è il primo tentativo di coinvolgimento diretto dei cittadini europei nella concertazione europea. Prima ancora di questa e dei suoi “Citizens’ Panel”, viene la European Citizens' Initiative (ECI). Istituita con il trattato di Lisbona nel 2011, è finalizzata a far partecipare direttamente i cittadini europei all’implementazione delle politiche UE ed è stata poi riesaminata nel corso del 2020 al fine di renderla più accessibile. Dall’instaurazione dell’ECI, solamente sei iniziative hanno raggiunto il numero minimo per essere presentate alla Commissione europea, di cui, quella che ha ottenuto la maggior risonanza mediatica è stata Right2Water. Il Parlamento europeo ha successivamente organizzato sei udienze con i rappresentati delle iniziative, che si sono tenute tra il 14 febbraio 2014 e 15 aprile 2021. Tuttavia, da quando l’iniziativa ECI è stata lanciata, la Commissione europea ha accettato 78 iniziative e ne ha rifiutate 26.

L’ultima iniziativa ad essere stata registrata è quella relativa al divieto di pubblicizzazione e sponsorizzazione dei combustibili fossili. Lo scopo degli organizzatori è di proporre una legislazione che vieti tutta la pubblicità legata ai combustibili fossili, a tutti quei veicoli che li utilizzino e a tutte le società che estraggano, lavorino o distribuiscano i combustibili fossili. Questo divieto sarebbe da applicarsi a determinati settori della società odierna, in primis settore sportivo, dell’istruzione, scientifico e degli eventi pubblici. La Commissione per ora ha ritenuto tale ECI ammissibile meramente a livello di requisiti tecnici e deve ancora analizzare il contenuto dell’iniziativa.

Come funziona?

Se l’ECI raggiungerà almeno un milione di firmatari da almeno 7 Stati membri entro un anno, la Commissione europea dovrà reagire all’iniziativa: potrà decidere se dar seguito o meno alla richiesta, ma in entrambi casi la scelta dovrà essere giustificata.

ECI: strumento di partecipazione democratica efficiente?

Secondo il Comitato delle Regioni e i suoi maggiori rappresentanti, l’ECI rappresenta un’occasione unica per rendere l’Unione europea un vero e proprio progetto di partecipazione democratica transnazionale, e non solo un’unione politica. Una delle priorità del Comitato delle Regioni è proprio quella di avvicinare l’Europa ai propri cittadini. Risulta naturale, di conseguenza, che le iniziative ECI ricadano all’interno delle competenze politiche di enti locali e regionali. A tal fine, la revisione del 2020 si è rivelata indispensabile per rendere il processo accessibile al maggior numero possibile di cittadini e renderlo meno gravoso. Come sollevato dalla risoluzione CoR del giugno 2019 sulle Proposte per il nuovo mandato dell’Unione europea, le ECI possono dare frutti solamente se accompagnate da un sistema permanente di dialogo con i cittadini. Da questo punto di vista, la Conferenza sul Futuro dell’Europa sembra non soddisfare appieno le richieste dei rappresentanti del Comitato delle Regioni, essendo un’iniziativa che vedrà in sé una scadenza nella primavera del 2022.

Se utilizzato come strumento a sé, l’ECI non può che imbattersi in continui ostacoli: sia nella raccolta delle firme necessarie, sia nella registrazione dell'iniziativa da parte della Commissione europea. Se i cittadini non sono adeguatamente informati dell’esistenza di tali iniziative, è impensabile che queste possano diventare parte di un quadro legislativo europeo. Secondo Vincent Chauvet, membro delle Commissioni ENVE e SEDEC del CoR, lo strumento stesso deve essere promosso su larga scala o addirittura ampliato al fine di far partecipare anche i minori di 18 anni.

Le autorità locali e regionali devono assumere il ruolo di ambasciatori e intermediari tra i cittadini dei propri territori e le Istituzioni europee. Non è un caso, infatti, che i processi decisionali rappresentativi avvengano soprattutto a livello locale (52%) o regionale (30%) (OCSE, 2020).

Redazione Europe Direct Lombardia

@ED_Lombardia

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